lunedì 20 aprile 2015

Settecento formiche

Il formicaio, in fondo al giardino, era insidiato da uno sciame di cavallette che ne minacciava i canali sotterranei, nonché le inquiline. Le formiche, intimorite da quegli insetti famelici e inarrestabili, decisero di migrare verso il lato opposto dell'appezzamento, vicino alla casa del contadino Ubaldo Esti, il proprietario del giardino.
Una ventina di metri le separava da un nuovo fazzoletto di terra su cui costruire un nido teoricamente più sicuro e, almeno momentaneamente, lontano dagli attacchi dei Celiferi.
Venti metri. Un'inezia per Ubaldo, con le sue gambe lunghe come tronchi e le mani grandi come badili; ma una vera e propria odissea per le formiche.
E lui sapeva di quello zillare incessante e ostile che si sarebbe presto trasformato in una distruttiva aggressione al cumulo di terra; però non si era mai preoccupato di intervenire. Troppo impegno e troppo lavoro per salvare un migliaio di formiche. Insetti operosi, non c'è che dire, e di compagnia quando, nei caldi pomeriggi d'estate, il contadino lasciava che gli corressero lungo le dita, tra i fili d'erba. Ma pur sempre formiche.
Esse non gli avevano mai dato problemi, nonostante la preoccupazione della bisbetica moglie, la quale consigliava la creazione di una struttura intorno al loro nido (limitandone inevitabilmente la libertà), affinché si riducesse la possibilità che i piccoli insetti neri entrassero in casa per sottrarre il cibo dalla dispensa. Tuttavia, ciò non era mai accaduto, salvo qualche sporadica sortita delle formiche più temerarie e affamate (puntualmente scoperte e giustiziate dalla signora Esti). Anzi, i minuscoli insetti neri rappresentavano una componente importante dell'ambiente circostante, favorendone l'equilibrio.
Alla fine, una mattina di giugno, le locuste attaccarono il formicaio. Molte delle formiche furono divorate e dilaniate con una violenza inaudita, mentre altre si salvarono e decisero di fuggire da quell'inferno, affrontando il pericoloso viaggio verso il lato opposto del giardino.
Uno scarafaggio si era offerto di condurre gli imenotteri verso l'agognata meta, in cambio delle provviste risparmiate dall'offensiva delle cavallette.
A malincuore le formiche accettarono la proposta, affidandosi alla guida di quel viscido bacherozzo.
Le sopravvissute all'assalto erano circa settecento. Avevano perso tutto: il loro nido, le loro larve e le loro risorse, consegnate alla blatta come compenso per il viaggio.
La traversata del giardino cominciò qualche mattina dopo il secondo attacco delle locuste. Quel giorno, però, il cielo iniziò a rannuvolarsi e nubi scure come gli insetti si addensarono sopra l'appezzamento. Un tuono convinse il contadino ad affacciarsi alla finestra della cucina, notando, tra il fremere dei ciuffi d'erba, quell'insolita processione.
Ubaldo capì che le formiche stavano migrando, alla ricerca di un punto più sicuro sul quale generare la loro nuova base; e un misto di tenerezza e orgoglio gli attraversò il cuore e la mente, con il desiderio di agevolare quella loro fuga dalla distruzione della cavallette. Ma le prime gocce che si abbatterono sul tetto e sul campo lo scoraggiarono; così, chiuse i balconi su quel cammino di speranza, per poi dirigersi verso le altre stanze dell'abitazione a serrare gli ultimi battenti.
In pochi minuti, i nembi sprigionarono un violento acquazzone che inondò il giardino, travolgendo le formiche e trascinandone la maggior parte verso lo scolo, mentre lo scarafaggio riuscì ad appigliarsi saldamente ad un tarassaco, evitando di sprofondare tra l'acqua e il fango assieme agli altri imenotteri.

Quando il temporale cessò, il contadino uscì di casa e vide, sotto la finestra della cucina, solo una decina di formiche, fradice e intontite. E mentre avvicinava l'indice a quegli insetti neri e inzuppati, con la speranza che si aggrappassero all'unghia com'erano soliti fare, udì la moglie che, con tono sardonico, gli disse: “Se avessi costruito quella struttura come ti avevo suggerito, tutto questo non sarebbe accaduto (ma almeno ora il cibo nella dispensa è al sicuro).”

mercoledì 4 febbraio 2015

Cosa dicono le stelle??

Ispirandomi agli oroscopi che circolano in TV o nella maggior parte delle riviste e dei quotidiani, e vedendo quante persone vi danno peso, ho provato anch'io a cimentarmi nell'interpretazione delle stelle! Verificate il vostro segno e, a fine giornata, fatemi sapere se potrò avere una luminosa carriera come astrologo.

Ariete: oggi sarà una giornata impegnativa, ma potrebbe essere anche rilassante. Avrete delle commissioni da sbrigare, quindi svolgetele senza timore. In amore potreste trovare la persona della vostra vita, ma anche no. Se ce l'avete già, potreste consolidare il vostro rapporto, ma anche no. Salute: respirerete per la maggior parte della giornata.

Toro: oggi è il 4 febbraio. In ambito lavorativo, approfittate ad andare a lavorare. Se non avete un lavoro, oggi è un'ottima occasione per cercarlo. In amore, se avete una storia, coltivatela. Salute: Urano è il settimo pianeta del Sistema solare e, poiché siamo in inverno, non escludo uno starnuto nell'arco delle ventiquattro ore.

Gemelli: doppio segno! Ciò significa che gli eventi di oggi saranno straordinariamente eventuali: alcune cose potrebbero accadere, altre no. L'importante è cogliere l'attimo. In amore percepite la carenza di un affetto, colmato però dal vostro partner. Se siete single, c'è carenza, appunto. Salute: ci sono stati giorni migliori, ma anche peggiori.

Cancro: oggi vi attende una giornata intensa, a meno che non siate debilitati. In ambito lavorativo, vi toglierete grandi soddisfazioni future, anche se ci sarà qualche delusione. In amore vedi l'ambito lavorativo. Salute: se uscite in infradito, potrebbe peggiorare.

Leone: segno notoriamente forte. Oggi è mercoledì: da “Mercurio”, messaggero degli dei. Ciò vuol dire che potrà capitarvi di ricevere dei messaggi, delle risposte. E anche delle domande. E questo valeva per l'ambito lavorativo. In amore, c'è Venere che continua ad orbitare tra la Terra e Mercurio, così, a titolo informativo. Salute: a fine giornata preferirete certamente un bagno caldo a una doccia ghiacciata.

Vergine: anche per voi si prospetta una giornata in cui incontrerete delle persone; ma tutto ciò solo dopo esservi svegliati la mattina e solo se avrete la volontà di farlo. Saturno contro è un film. Se non l'avete visto, potete vederlo, ad esempio stasera. In amore non avete ancora cambiato le vostre tendenze sessuali; da qui il desiderio di sperimentare o continuare sulla stessa sponda. Salute: gira un sacco di influenza. Uscire con i capelli bagnati potrebbe risultare deleterio!

Bilancia: come il vostro segno, siete soliti “pesare” le parole, anche se la schiettezza non vi manca. Lavoro: oggi dovrete scegliere cosa fare, se agire o rimanere inerti, attendendo gli sviluppi delle situazioni. Marte è il pianeta rosso. In amore c'è un apatico entusiasmo e un'entusiastica apatia, dovuti ad una storia che c'è o che manca. Salute: immergere la mano in una pentola d'acqua bollente vi procurerà un'ustione. Pensateci prima di farlo.

Scorpione: da segno d'acqua quale siete, oggi vi attende una giornata in cui ingerirete dell'acqua. Se lavorate, lo farete durante la pausa-pranzo, ma non escludo qualche sorso anche prima. In amore il cuore pulsa, con un battito perlopiù regolare; e con questo, anche per quanto riguarda la salute, vi ho già detto tutto.

Sagittario: un po' testardi e lunatici, oggi per voi sarà una giornata in cui il sole sorgerà in attesa del tramonto. E sarà proprio in questo arco di tempo (e anche qualche ora dopo) che dovrete approfittarne per lavorare sodo (a meno che non siate dei guardiani notturni). In amore Venere è sempre lì. Salute: tossirete a seconda della quantità di muco depositato nelle vostre vie aeree.

Capricorno: anche oggi dovrete vestirvi per uscire e in ambito lavorativo potrebbe essere un'altra occasione per maturare altri scatti d'anzianità. La pensione non è sicura e non ci sono più le mezze stagioni. Amore: che vieni da te fuggirò, e amore che fuggi da te tornerò. Salute: se siete allergici alle nocciole e vi ingozzate di nutella, soffrirete.

Acquario: oggi sarà una giornata ricca di minuti, sessanta per ogni ora. In ambito lavorativo, Giove è il più grande pianeta del Sistema solare, quindi prevedo un'altra giornata di otto ore in ufficio o in fabbrica o ovunque lavoriate. In amore, il fatto che San Valentino cada durante il vostro periodo d'azione, non vi assicura rose e fiori. Salute: se qualcuno starnutisce, è buona educazione dirlo!

Pesci: come i Gemelli, anche voi appartenete ad un segno doppio! Però voi siete dei Pesci, e un copia-incolla sarebbe poco elegante. Quindi, le stelle mi dicono che sarà una giornata lavorativamente intensa, ma gratificante (salvo crisi e cazzate, che non si sa mai). In amore, se siete single, è il momento giusto per trovare il partner più adatto a voi, anche se potreste preferire rimanere single. Salute: negli ultimi mesi qualcuno di voi ha sofferto di influenza. Ora è passata. In ogni caso, copritevi.


martedì 27 gennaio 2015

C'era un tizio...

In poche parole, c’era questo posto fatiscente dove si andava a lavorare, e tra i tanti c’era un tizio che adorava un dio diverso da quello dei proprietari del posto. Cioè era lo stesso dio, ma con qualche differenza, formale più che sostanziale. E poi, tra i tanti, c’era pure un tizio al quale piacevano gli uomini... Sì sì, proprio gli uomini! E questo tizio era vestito come l’altro tizio, ma aveva cucito sul petto un triangolo rosa, anziché una stella gialla. E poi, tra i tanti, c’era un Rom con un triangolo marrone, e un altro tizio che adorava un dio ancora diverso rispetto a quello del primo e a quello dei proprietari, e per questo si era meritato un triangolo viola. E tra questi c’era un altro tizio, un socialista, che parlava e parlava di politica, ma da un po’ di giorni era diventato più silenzioso, e più magro, molto più magro rispetto all'inizio; e si sapeva che era socialista solo per il triangolo rosso rammendato sul torace, perché ormai non parlava più. E poi, tra i tanti, sempre di più (anche se il tizio con il triangolo rosa e quello con il triangolo marrone non si vedevano più), c’era anche un altro tizio, anche lui a lavorare in quel posto, nonostante non fosse casa sua, anche perché una “casa” mica ce l’aveva oppure era assai lontana, e lo si capiva dal triangolo blu, ancora lì, sul petto. E tutti questi tizi erano vestiti uguali, santo cielo! Esattamente uguali, con degli stracci a righe! E, a pensarci bene, anche i proprietari erano uguali! Però i tizi, che erano davvero tanti, molti di più dei proprietari, avevano quelle stelle e quei triangoli che li differenziavano, e i numeri tatuati sulle braccia che li identificavano. Ed erano numeri lunghissimi, cifre su cifre, perché erano proprio tanti, tantissimi (anche se il tizio con la stella gialla non si vedeva più, e nemmeno quello con il triangolo rosso)! Pensate ad un campo di calcio con i suoi fili d’erba, e ogni ciuffo è un insieme di stelle, triangoli e numeri (tanti erano quei tizi, sostanzialmente uguali, formalmente diversi).

Tra i ciottoli e la sabbia, sono pochi i ciuffi d’erba rimasti. Continuiamo ad annaffiarli, ascoltando, scrivendo, raccontando le loro storie, per tener viva la memoria.

sabato 15 novembre 2014

Ah, quindi non era solo un gobbo geniale...

Se qualche giorno fa qualcuno mi avesse chiesto di descrivere in poche parole (quello che so di) Giacomo Leopardi, avrei risposto pressapoco così: "Ehm...beh, immenso poeta recanatese, genio indiscusso, come indiscusso fu il suo pessimismo, il suo odio verso la Natura (intesa come forza dispotica e spietata) e la sua sfiga che raggiunse l'apice con l'avvento della morte a soli 38 anni. Ah, era pure gobbo."
Fortunatamente Giacomo Leopardi non fu solo uno straordinario letterato, malinconico e curvo. Fu soprattutto un letterato straordinariamente umano.

Ciò emerge da Il giovane favoloso (https://www.youtube.com/watch?v=n3JdpPk1lWs), film biografico di Mario Martone sulla vita di Leopardi.
Innanzitutto, la divisione spaziale operata dal regista, che ha scelto di inquadrare la vita del poeta nelle tre fasi recanatese, fiorentina e napoletana, si è rivelata efficace.
Si comincia con un Leopardi poco più che adolescente, immerso nel celeberrimo studio "matto e disperatissimo", e già afflitto da qualche guaio fisico (l'altrettanto famosa salute cagionevole), con l'aggiunta di ricordi e flashback atti a sottolineare quanto l'infanzia sia stata il suo periodo esistenziale prediletto.
Di conseguenza ecco risaltare il pessimismo, altro aspetto tipicamente leopardiano, dettato dalla soffocante condizione sociale prima ancora che fisica. Infatti, l'oppressione familiare, la mancanza di affetto, il rigido bigottismo genitoriale e la chiusura in quella torre d'avorio che è casa Leopardi, fatta di libri, traduzioni, preghiere e totale alienazione dal mondo esterno (insomma un'istigazione al suicidio!), alimentano la desolazione di Giacomo, agevolandone, probabilmente, il deperimento fisico.
E anzi, pensandoci bene, stando agli scritti e ai documenti raccolti da Martone per la realizzazione del film, è da "baciarsi le mani" che, viste le circostanze, ne sia uscito un formidabile poeta, e non un satanista, un oppiomane o un qualche tipo di serial killer!
Non sono un profondo conoscitore del letterato recanatese, ma trovo che, tra i tanti aspetti già insegnatici a scuola, il film ci racconti anche alcune nuove verità: oltre al Leopardi "conosciuto" fatto di apprendimento fino al dolore agli occhi (che non ho mai provato, ma dev'essere davvero uno schifo), di bruttezza estetica, tra gobba, gracilità, debolezza e difficoltà respiratorie (che in una società come la nostra, fondata troppo spesso sull'apparenza e sull'apparire, ha sempre giocato un ruolo grottescamente affascinante, e quasi cinicamente divertente, nello studio scolastico del poeta) e, infine, di malinconia delle sue odi, ecco un Leopardi "inedito" fatto di sottile ironia e arguto sarcasmo, animato dal desiderio rivoluzionario di mandare tutti a fanculo e ribellarsi alla condizione in cui si trova, per poi essere frenato, tuttavia, da quella salute che a volte è ostacolo reale, altre è pretesto per autocommiserarsi e rimanere in quella stessa situazione, seppur tanto odiata ("Odio questa prudenza, questa vile prudenza! Ci rende impossibile ogni grande azione!!")

Per non parlare della sfera sentimentale, del desiderio di amare ed essere amato, della scelta di sfruttare il suo talento e le sue conoscenze per attrarre la leggendaria Fanny Targioni Tozzetti (che, assieme alla Beatrice dantesca, alla Laura petrarchesca e al 95% delle donne citate nelle canzoni di Max Pezzali, rientra di diritto nel gruppo della "S.C.O.R.D.A.T.E.L.A." ovvero "Sciacquette Che Osarono Rifiutarsi Di Amare Tenebrosi E Luminosi Artisti").
E' nota, infatti, la vicenda della nobildonna fiorentina che (sentimentalmente parlando) non si filò per un solo istante lo speranzoso genio marchigiano, preferendo l'amico figo (tale Antonio Ranieri) e suscitando nello spettatore quella tipica solidarietà che ogni uomo prova verso il proprio "fratello" nel momento in cui quest'ultimo, dopo tentativi e sforzi vani, si vede sventolare in faccia il temuto "due di picche", in favore del compare belloccio (e, a dirla tutta -osservando lo sguardo desolato del bravissimo attore-protagonista Elio Germano-, pur non credendo nell'ateismo leopardiano, tra delusioni sentimentali e una salute da ottantenne, penso che, fra tanti virtuosismi retorici, qualche blasfemia dalla bocca di Giacomino sia uscita più di quanto le carte possano testimoniare).
Insomma, la grande autostima, minata dal consapevole ma discontinuo rifiuto del suo aspetto fisico, e perennemente scossa da un irrefrenabile desiderio "di amore, di entusiasmo, di fuoco, di vita" pervade tutto il film, proponendo un Leopardi fermamente conscio dei proprio mezzi e, al contempo, estremamente fragile e insicuro (un dannato "ossimoro vivente", perché se un artista non è incasinato, non è un artista!)

Infine penso che il merito di Martone sia stato quello di riconsegnarci un autore molto più vicino a noi di quanto i suoi straordinari componimenti ci abbiano mai fatto pensare; un autore giovane, desideroso di amore e di svago (epica la scena in cui si ritrova in una locanda di Napoli, sbronzo, assieme ad alcuni tizi conosciuti poco prima... E, obiettivamente, a chi di noi non è capitato, anche senza aver scritto "Zibaldoni" e "Operette morali" varie?!?). Un uomo prima che un poeta.

Dulcis in fundo, colonna sonora straordinaria! L'accostamento della musica elettronica di Apparat ai paesaggi italiani del primo '800 è curiosamente geniale ed azzeccatissimo.

Godetevelo! Buona Visione!

domenica 7 settembre 2014

Universitalia: dalle stelle alle stalle

“Pomeriggio spompo di domenica” come diceva Ligabue... Ma, in realtà, il cantante reggiano non ha niente a che fare con questo articolo; quindi coloro che si attendono considerazioni sui suoi pezzi e le sue melodie rimarranno delusi.
C’entra il “pomeriggio spompo di domenica” e c’entra il fatto che, per renderlo più sopportabile e utile di un comizio di Borghezio o di Giovanardi, decido di sfogliare il D di Repubblica, inserto del sabato, appartenente a L’Espresso (gruppo editoriale partorente l’omonimo settimanale sinistroide, comunista, rivoluzionario, bolscevico, marxista, ma zeppo di pubblicità di Rolex, BMW, Audi, Gucci, che ti fanno chiedere: “Maaaaa... Com’era quel discorso della lotta al Capitalismo??”); e, sfogliando l’inserto del quotidiano romano, noto un tanto breve quanto accattivante pezzo di Elisabetta Muritti sugli “atenei più smart al mondo”.
Dall’articolo emerge che, stando alle classifiche stilate dalla società francese Emerging and Tredence, dal periodico britannico Times Higher Education e dall’università Jiao Tong di Shanghai, gli atenei italiani, tra le accademie in cui le aziende concentrano la ricerca di nuovi impiegati, risultano ai piedi della piramide, compattamente surclassati dallo strapotere statunitense (Harvard, Princeton, Yale, Stanford) e inglese (Oxford, Cambridge).

Come hanno fatto gli atenei italiani a cadere così in basso? Com’è potuto succedere che la culla della cultura accademica planetaria sia sprofondata inesorabilmente negli inferi delle classifiche (cercando, ovviamente, di considerare tali graduatorie affidabili e fugando il sospetto di probabili, per non dire certe, influenze economico-politiche nella redazione delle stesse)?

Non lo so.

Da studente universitario posso ipotizzare una pessima gestione delle facoltà (o dipartimenti che siano), dove la meritocrazia non è un possente cavallo che traina il carro, ma una fastidiosa vespetta che ronza, ronza, ronza e di tanto in tanto punge (ma prima o poi verrà schiacciata!); oppure il sopravvivere dei baroni (più che negli altri Paesi) i quali si insediano per poi deporre le loro uova, in attesa che le larve infestino il sistema, tra vergognose raccomandazioni, promozioni inspiegabili e nefandezze varie (ma un favore prima o poi serve a tutti!); oppure il perseguimento dell’obiettivo politico (mascherato da scetticismo e incapacità) di evitare che giovani brillanti e indipendenti possano ricoprire posizioni di rilievo ovvero ricevere i fondi necessari per portare avanti i loro progetti (mmm...giovani, brillanti, determinati, sognatori, magari anche eticamente istruiti!! No, non vanno bene...meglio i dinosauri che sanno come “gira il mondo”); o ancora, più pragmaticamente, la promozione dell’ignoranza, attraverso il mancato investimento nello studio delle lingue (l’inglese su tutte), attraverso la proiezione di programmi radio-televisivi e la pubblicazione di articoli a bassissimo impatto informativo, attraverso la morte della cultura, la morte dell’università.

Per ora, tuttavia, l’unica arma in nostro possesso è la comunicazione, la divulgazione di queste classifiche e l’indignazione, provando a suggerire o meglio ad esigere che la nostra università venga migliorata; e se è già migliore, come alcuni affermano, pretendere che tale prestigio venga sponsorizzato all’estero.
E sarebbe opportuno valorizzare, anche mediaticamente, gli atenei che hanno rivelato, negli ultimi anni, strutture all’avanguardia e docenti preparati, a prescindere dal blasone del nome, dato che per molti, anzi troppi, dopo Bocconi, Politecnico di Milano e Normale di Pisa sembra esserci il vuoto! Così non è.
Infine, magari, non sarebbe male evitare di distribuire lauree honoris causa (Vasco, Valentino Rossi, Ligabue ecc...) come se fossero adesivi e spille del PD o di Forza Italia, regalate un pomeriggio spompo di domenica, tanto per racimolare qualche soldo e un po' di celebrità! Altrimenti, poi, il valore che andranno ad acquistare sarà proprio questo: un adesivo da appiccicare al cruscotto dell’auto o una spilla da fissare alla cinghia della tracolla.


Bene o male, alla fine Ligabue qualcosa c’entrava. Chissà se gli arriva il mio pensiero...

lunedì 30 giugno 2014

"Eroi" mondiali

"Paro para o Brasil!", ma una spintarella serve sempre...
Gonzalo Jara prende la rincorsa per il tiro dal dischetto, si dirige verso il pallone e lo calcia alla sinistra del portiere che intuisce senza, però, raggiungere la sfera... Poco male! Il pallone si stamperà sul palo e, dopo aver attraversato la porta, terminerà fuori dallo specchio.
Il Brasile supera il Cile, battendolo ai rigori, durante gli ottavi di finale del Mondiale di casa.

Un Mondiale costato 14 miliardi di dollari (anche se gli oppositori più accaniti parlano di una spesa pari a 46 miliardi); un Mondiale caratterizzato dalle accese proteste nei confronti delle ingenti risorse finanziarie e umane impiegate per il suo allestimento, dove la sfarzosità e il trionfo di colori degli stadi stridono con la povertà del Paese, afflitto da una sperequazione socio-economica ulteriormente rivelata e gridata durante le numerose manifestazioni antecedenti il torneo.
Ma il grido sembra essere un sussurrio nel frastuono dei tamburi, delle trombe, dei coriandoli, dei colori (il grigio non si addice al Brasile e anche i media tendono a sfumare e disperdere le bigie contestazioni presenti appena fuori dagli impianti sportivi).

Tuttavia si sa che il calcio in Brasile (e non solo) è come una religione o uno stile di vita: si può essere in disaccordo, si può contestare, si può minacciare di boicottarlo... Quando, però, Thiago Silva (17 milioni di euro all'anno) passa la palla a Neymar (20 milioni) che salta tre difensori e insacca, il megafono passa dalla critica all'esultanza. E quando Julio Cesar respinge due rigori, osservando il terzo terminare la sua corsa sul montante, decretando così l’eliminazione della formazione andina, l’appellativo che gli viene affibbiato è solenne e automatico: EROE.

E sì che, almeno all'anagrafe, la nazionale carioca un “eroe” ce l’avrebbe già... Quel centravanti possente (e non poteva essere diversamente) che risponde al nome di Hulk! Ma per una sera l’omonimo del verdastro paladino targato Marvel deve lasciare spazio all'agile sosia di Buzz Lightyear, il nuovo “eroe”.
Prima di lui gli “eroi” di Giappone e Corea 2002, gli “eroi” di U.S.A. ’94, gli “eroi” di Messico ’70... E, guardando in casa nostra, non siamo certo da meno con gli “eroi” di Germania 2006, Spagna ’82 e, perché no, Italia ’34 e Francia ’38 (che, data l’età, sono in attesa di beatificazione).

Chissà cosa sarebbe accaduto se il tiro del cileno Pinilla, al 120° minuto, fosse terminato in rete anziché sulla traversa, sancendo la sconfitta della Seleção... Magari staremmo parlando di lutto nazionale, di disperazione, di saudade, di scontri, di insulti... E anche gli eroi tornerebbero ad essere uomini. Uomini come gli otto operai deceduti durante la realizzazione degli stadi.

Ma per quelli, senza scomodare gli eroi, un minuto di silenzio, tra coriandoli e colori, è più che sufficiente.