sabato 25 aprile 2015
lunedì 20 aprile 2015
Settecento formiche
Il formicaio, in fondo al
giardino, era insidiato da uno sciame di cavallette che ne minacciava
i canali sotterranei, nonché le inquiline. Le formiche, intimorite
da quegli insetti famelici e inarrestabili, decisero di migrare verso
il lato opposto dell'appezzamento, vicino alla casa del contadino
Ubaldo Esti, il proprietario del giardino.
Una ventina di metri le
separava da un nuovo fazzoletto di terra su cui costruire un nido
teoricamente più sicuro e, almeno momentaneamente, lontano dagli
attacchi dei Celiferi.
Venti metri. Un'inezia
per Ubaldo, con le sue gambe lunghe come tronchi e le mani grandi
come badili; ma una vera e propria odissea per le formiche.
E lui sapeva di quello
zillare incessante e ostile che si sarebbe presto trasformato in una
distruttiva aggressione al cumulo di terra; però non si era mai
preoccupato di intervenire. Troppo impegno e troppo lavoro per
salvare un migliaio di formiche. Insetti operosi, non c'è che dire,
e di compagnia quando, nei caldi pomeriggi d'estate, il contadino
lasciava che gli corressero lungo le dita, tra i fili d'erba. Ma pur
sempre formiche.
Esse non gli avevano mai
dato problemi, nonostante la preoccupazione della bisbetica moglie,
la quale consigliava la creazione di una struttura intorno al loro
nido (limitandone inevitabilmente la libertà), affinché si
riducesse la possibilità che i piccoli insetti neri entrassero in
casa per sottrarre il cibo dalla dispensa. Tuttavia, ciò non era mai
accaduto, salvo qualche sporadica sortita delle formiche più
temerarie e affamate (puntualmente scoperte e giustiziate dalla
signora Esti). Anzi, i minuscoli insetti neri rappresentavano una
componente importante dell'ambiente circostante, favorendone
l'equilibrio.
Alla fine, una mattina di
giugno, le locuste attaccarono il formicaio. Molte delle formiche
furono divorate e dilaniate con una violenza inaudita, mentre altre
si salvarono e decisero di fuggire da quell'inferno, affrontando il
pericoloso viaggio verso il lato opposto del giardino.
Uno scarafaggio si era
offerto di condurre gli imenotteri verso l'agognata meta, in cambio
delle provviste risparmiate dall'offensiva delle cavallette.
A malincuore le formiche
accettarono la proposta, affidandosi alla guida di quel viscido
bacherozzo.
Le sopravvissute
all'assalto erano circa settecento. Avevano perso tutto: il loro
nido, le loro larve e le loro risorse, consegnate alla blatta come
compenso per il viaggio.
La traversata del
giardino cominciò qualche mattina dopo il secondo attacco delle
locuste. Quel giorno, però, il cielo iniziò a rannuvolarsi e nubi
scure come gli insetti si addensarono sopra l'appezzamento. Un tuono
convinse il contadino ad affacciarsi alla finestra della cucina,
notando, tra il fremere dei ciuffi d'erba, quell'insolita
processione.
Ubaldo capì che le
formiche stavano migrando, alla ricerca di un punto più sicuro sul
quale generare la loro nuova base; e un misto di tenerezza e orgoglio
gli attraversò il cuore e la mente, con il desiderio di agevolare
quella loro fuga dalla distruzione della cavallette. Ma le prime
gocce che si abbatterono sul tetto e sul campo lo scoraggiarono;
così, chiuse i balconi su quel cammino di speranza, per poi
dirigersi verso le altre stanze dell'abitazione a serrare gli ultimi
battenti.
In pochi minuti, i nembi
sprigionarono un violento acquazzone che inondò il giardino,
travolgendo le formiche e trascinandone la maggior parte verso lo
scolo, mentre lo scarafaggio riuscì ad appigliarsi saldamente ad un
tarassaco, evitando di sprofondare tra l'acqua e il fango assieme
agli altri imenotteri.
Quando il temporale
cessò, il contadino uscì di casa e vide, sotto la finestra della
cucina, solo una decina di formiche, fradice e intontite. E mentre
avvicinava l'indice a quegli insetti neri e inzuppati, con la
speranza che si aggrappassero all'unghia com'erano soliti fare, udì
la moglie che, con tono sardonico, gli disse: “Se avessi costruito
quella struttura come ti avevo suggerito, tutto questo non sarebbe
accaduto (ma almeno ora il cibo nella dispensa è al sicuro).”
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