lunedì 9 maggio 2016

9 maggio 1978 - 9 maggio 2016: ricordando Peppino Impastato

Cinisi, 9 maggio 1978: moriva all'età di 30 anni Peppino Impastato, giornalista, speaker radiofonico e attivista siciliano, nonché poeta.
Ci sono certe parole che andrebbero usate con il contagocce e che, invece, troppo spesso vengono sparate, a mo' di idrante, nelle orecchie delle persone. Una di queste è il termine "eroe".
Beh, Peppino Impastato è stato un eroe e l'epiteto è tutto meritato, così come se lo meritano le tante altre persone che si sono impegnate e, tutt'oggi, si impegnano per curare la Sicilia (e non solo) dal cancro mafioso.
Una Sicilia che è inferno e paradiso, una Sicilia in cui le due dimensioni si fondono e dove le campagne brulle, gli ulivi, i limoni, i fichi d'india fanno da cornice paradisiaca, appunto, ai pranzi e agli incontri della criminalità organizzata. E il tutto si mescola e si fonde a tal punto che lo stesso malaffare diventa parte integrante della natura, assumendo il medesimo carattere bucolico e primordiale. Tutto diventa "normale", quando normale non è.

Come racconta Giovanni, fratello di Peppino, qualcosa è iniziato a cambiare quando ci si è resi conto che la mafia non è un fattore naturale e inscindibile dal territorio, quando ci si è resi conto che inferno e paradiso esistono e bisogna tenerli ben distinti.
Tramite l'informazione, l'inchiesta, la cultura, la satira e la denuncia, Peppino e i suoi amici si sono attivati per smascherare questa "normalità" malata.
38 anni fa, cavalcando l'onda dello stragismo e del terrorismo rosso e nero caratterizzante i cosiddetti "anni di piombo", Cosa nostra mise a tacere la voce di Peppino, cercando di spacciare il suo omicidio per un attentato-suicidio di stampo politico (grazie anche alla connivenza di alcuni "difensori dello Stato").

Dopo alcuni anni, fortunatamente tale tentativo vide il suo fallimento attraverso la condanna del boss Gaetano Badalamenti, mandante dell'assassinio. Ma oggi la voce si affievolisce quando la TV pubblica trasmette lo sguardo vacuo e impassibile di un altro criminale, Giuseppe Salvatore Riina, mentre promuove il suo libro in cui racconta che pater familias encomiabile sia papà Totò.
E, oggi, le labbra balbettano quando la TV pubblica trasmette le intercettazioni di Pino Maniàci, telegiornalista, anche lui siciliano, paladino dell'antimafia e celebre per le sue inchieste scottanti all'attacco del potere e della criminalità organizzata, pizzicato, però, mentre estorce del denaro e chiede favori ad un sindaco di un comune dell'isola, in cambio del suo silenzio mediatico, e per ciò indagato.

Per questo è importante ricordare l'eroismo di Peppino, perché non so se la Sicilia e l'Italia si meritino molto di più, ma certo devono provarci; e come esistono tanti Riina, esistono tanti Impastato. 
E non bastano (e non basteranno) pallottole e tritolo per cancellarne la memoria.

mercoledì 23 marzo 2016

Una giornata di merda

“Idomeni, 22 marzo 2016

E io che pensavo che ieri fosse stata una giornata di merda, al campo profughi d'Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia. Una giornata come le altre, ma pur sempre di merda, qui, ad attendere che passino le ore e che qualcuno decida il da farsi.
Per carità, le giornate erano ancora più di merda nel Paese da cui provengo. Tonnellate e tonnellate di merda. Ma non quella organica, melmosa e maleodorante. Una merda diversa, fatta di carrarmati, bombe, mortai, macerie e polvere. Tanta di quella polvere che ci si potrebbe costruire un campo da calcio! E io ci giocherei pure in quel campo: un pallone, un paio di scarpini e via! In porta no, però! Perché tra la polvere, cumuli e cumuli di ceneri, un proiettile di merda mi ha ferito al braccio sinistro. Quindi niente parate, solo gol, in quell'ipotetico campo di sabbia.
E invece no. E, ironia della sorte, in un campo ci sono pure! E la giornata di merda di ieri e dell'altro ieri e del giorno prima ancora (che ha seguito una settimana veramente di merda, in mezzo a distese d'acqua così sconfinate che pensavo avremmo raggiunto l'America) è diventata, oggi, una giornata che si aggiudica di diritto il premio come “Super giornata di merda” da quando siamo scappati dalla guerra: mentre siamo qui, seduti, ammassati, nervosi, sudici, oggettivamente brutti (perché la guerra imbruttisce, ma anche la miseria imbruttisce, e guerra e miseria fanno parte della stessa ciclopica montagna di merda), giunge la notizia delle stragi di Bruxelles, delle rivendicazioni dell'Isis, degli attentati al grido di “Allah è grande”.
E io Allah l'ho sempre pregato. Perché quando sei nella merda, ad uno come me viene spontaneo alzare gli occhi al cielo ed allungare il collo e aguzzare lo sguardo verso le nuvole, per estrarre almeno la testa, almeno la mente dal puzzo circostante.
Ma se poi quattro stronzi la merda la creano in nome di colui che dalla merda dovrebbe tirarci fuori, innescando un cruento circolo vizioso fatto di sangue e odio e pregiudizio e sospetto e rabbia e vendetta e altra merda che si accumula, anche se nella merda ti ci ritrovi senza volerlo, senza esserne responsabile, ti senti comunque complice, lurido e fetido.

E non ti resta che un foglio di carta, delle scuse semplici e sincere che somigliano tanto ad un mazzo di fiori profumati e che, anche se non lo sei, anche se magari sogni di fare il medico per salvare chi dalla merda è sommerso già da tempo o vi ha visto sprofondare i propri cari, ti fanno sentire un po' meno stronzo e un po' più umano.”

lunedì 5 ottobre 2015

Donald J. Trump: storia (già vista) di un magnate "sceso in campo"

Per carità, in Italia esistono problemi ben più gravi da risolvere, ma un'occhiata oltreoceano ai papabili candidati alla Casa Bianca per il 2016, così, a tempo perso, io gliela darei. Su tutti spicca la "discesa in campo" di Donald J. Trump, magnate dell'edilizia, autodefinitosi "politicamente corretto" per la sua "schiettezza" spesso sfociante nella più abietta ignoranza e maleducazione. Le sue discutibili affermazioni sui migranti messicani (tutti ladri e e delinquenti), sulla necessità di costruire un muro al confine con il Messico, sull'inferiorità femminile e sulla guerra preoccupano non poco, dato che un'eventuale vittoria, alle primarie prima e alle presidenziali poi, lo catapulterebbe alla guida di un Paese che non ha proprio l'incidenza politica, economica e militare delle iso
le Fiji...
C'è chi giura sia una trovata pubblicitaria dell'imprenditore statunitense al fine di sponsorizzare i suoi progetti extra-politici, per poi ritirarsi a ridosso del voto vero e proprio. Tuttavia, essendo chiamato a segnare la X sulla scheda l'elettorato repubblicano (gente che ha nominato un Bush e, non contenta, ha rincarato la dose qualche anno dopo con il primo figlio inetto), non si è mai troppo tranquilli.
Quindi ecco un video di 90 secondi (http://www.media.rai.it/articoli/la-storia-di-donald-trump-in-90/31145/default.aspx) realizzato dalla trasmissione Tv Talk (in onda il sabato pomeriggio, alle 15, su Rai3) per conoscere Donald J. Trump, eccentrico miliardario, leader nel campo dell'edilizia, amante delle barzellette da osteria, candidatosi (molto probabilmente) per difendere i propri interessi.
In qualche modo mi ricorda qualcuno...

domenica 20 settembre 2015

La ricetta dell'informazione italiana

Prendete una terrina praticamente vuota e raschiatene con un cucchiaio l'indifferenza (stando però estremamente attenti a non eliminarla del tutto!); poi ungetela di pregiudizio e cospargete un pizzico di indignazione (sufficiente da far sbattere i pugni sul tavolo, ma non abbastanza da far scendere in piazza). Dopodiché aggiungete 70g di politica (tendenzialmente di scarsa qualità, ma dipende molto dalle scelte dello chef), 50g di morti in discoteca (200g se si prepara d'estate), 100g di omicidi, reati e sparizioni, dei quali 60g concernenti extracomunitari (fino a quindici anni fa la ricetta prevedeva che questi 60g riguardassero i meridionali, ma i gusti cambiano),
Procedete con 40g di Marò, altri 20g di notizie dagli USA o dall'Inghilterra (che si tratti della ragazzina londinese strozzatasi con una fetta di mela o dell'adolescente californiano che ha compiuto una strage in un liceo, poco importa; l'importante è che ci sia quel retrogusto anglosassone che piace tanto), 150g di meteo (caldo o freddo, mare o montagna, a seconda della stagione), 80g di calcio giocato (di cui la metà di mercato) e 15g di consigli enogastronomici.
Amalgamate il tutto con due cucchiai di patriottismo e una spolverata di diffidenza.
Infine, infornate la terrina a 180°C. La torta dell'informazione italiana è pronta in 30 minuti scarsi.
Se, dopo averla assaggiata, percepite un eccessivo gusto di pesce marcio, avete ecceduto con la politica. Una grattugiata di gossip aiuterà a coprirne il saporaccio (con ciò, tuttavia, non si escludono nausea e dissenteria).
Se, invece, dopo averla sperimentata, al gusto di pesce marcio si unisce la voglia matta di votare Salvini, avete chiaramente esagerato con il pregiudizio e con i reati degli extracomunitari. Un litro di buon senso e un mese senza Paolo Del Debbio dovrebbero bastare.
Bon appétit!

mercoledì 3 giugno 2015

Festa della carne gratis

Ieri, nel comune di Talietta (famoso, in passato, per i suoi formaggi scadenti), si è celebrata la "Festa della carne gratis". Questa festa commemora l'anniversario in cui, molto tempo fa, dopo anni di caci disgustosi, si decise di istituire un giorno (tendenzialmente una domenica di primavera) durante il quale i ristoranti del paese offrono ai clienti la possibilità di consumare gratuitamente un pasto a base di carne.
L'anniversario della "Festa della carne gratis" viene celebrato annualmente, anche se le domeniche primaverili in cui si può assaporare la carne senza spendere un euro, si ripresentano solo ogni due o tre anni.
Tuttavia, quasi la metà degli abitanti di Talietta non sembra interessata a godere di questo vantaggio, poiché alcuni denunciano una qualità scadente delle carni, altri accusano i cuochi di incompetenza, altri affermano che questi ultimi terrebbero per sé le parti più succulente (lasciando ai clienti i rimasugli più nervosi e bruciacchiati) e altri se ne fregano altamente, in quanto vegani, vegetariani, eccetera...
Ieri, nel comune di Talietta, erano tutti in ferie per onorare la "Festa della carne gratis", nonostante domenica scorsa pochi abbiano sfruttato l'opportunità per cui tale evento è stato istituito, lasciando i ristoranti del paese semideserti.

E quando, nel comune di Talietta, ci si dimenticherà e si cancellerà questa solennità, con il licenziamento dei cuochi impreparati e le dispense degli abitanti vuote, si pregherà per una "Festa (almeno) del pane gratis". Ma sarà troppo tardi.

lunedì 20 aprile 2015

Settecento formiche

Il formicaio, in fondo al giardino, era insidiato da uno sciame di cavallette che ne minacciava i canali sotterranei, nonché le inquiline. Le formiche, intimorite da quegli insetti famelici e inarrestabili, decisero di migrare verso il lato opposto dell'appezzamento, vicino alla casa del contadino Ubaldo Esti, il proprietario del giardino.
Una ventina di metri le separava da un nuovo fazzoletto di terra su cui costruire un nido teoricamente più sicuro e, almeno momentaneamente, lontano dagli attacchi dei Celiferi.
Venti metri. Un'inezia per Ubaldo, con le sue gambe lunghe come tronchi e le mani grandi come badili; ma una vera e propria odissea per le formiche.
E lui sapeva di quello zillare incessante e ostile che si sarebbe presto trasformato in una distruttiva aggressione al cumulo di terra; però non si era mai preoccupato di intervenire. Troppo impegno e troppo lavoro per salvare un migliaio di formiche. Insetti operosi, non c'è che dire, e di compagnia quando, nei caldi pomeriggi d'estate, il contadino lasciava che gli corressero lungo le dita, tra i fili d'erba. Ma pur sempre formiche.
Esse non gli avevano mai dato problemi, nonostante la preoccupazione della bisbetica moglie, la quale consigliava la creazione di una struttura intorno al loro nido (limitandone inevitabilmente la libertà), affinché si riducesse la possibilità che i piccoli insetti neri entrassero in casa per sottrarre il cibo dalla dispensa. Tuttavia, ciò non era mai accaduto, salvo qualche sporadica sortita delle formiche più temerarie e affamate (puntualmente scoperte e giustiziate dalla signora Esti). Anzi, i minuscoli insetti neri rappresentavano una componente importante dell'ambiente circostante, favorendone l'equilibrio.
Alla fine, una mattina di giugno, le locuste attaccarono il formicaio. Molte delle formiche furono divorate e dilaniate con una violenza inaudita, mentre altre si salvarono e decisero di fuggire da quell'inferno, affrontando il pericoloso viaggio verso il lato opposto del giardino.
Uno scarafaggio si era offerto di condurre gli imenotteri verso l'agognata meta, in cambio delle provviste risparmiate dall'offensiva delle cavallette.
A malincuore le formiche accettarono la proposta, affidandosi alla guida di quel viscido bacherozzo.
Le sopravvissute all'assalto erano circa settecento. Avevano perso tutto: il loro nido, le loro larve e le loro risorse, consegnate alla blatta come compenso per il viaggio.
La traversata del giardino cominciò qualche mattina dopo il secondo attacco delle locuste. Quel giorno, però, il cielo iniziò a rannuvolarsi e nubi scure come gli insetti si addensarono sopra l'appezzamento. Un tuono convinse il contadino ad affacciarsi alla finestra della cucina, notando, tra il fremere dei ciuffi d'erba, quell'insolita processione.
Ubaldo capì che le formiche stavano migrando, alla ricerca di un punto più sicuro sul quale generare la loro nuova base; e un misto di tenerezza e orgoglio gli attraversò il cuore e la mente, con il desiderio di agevolare quella loro fuga dalla distruzione della cavallette. Ma le prime gocce che si abbatterono sul tetto e sul campo lo scoraggiarono; così, chiuse i balconi su quel cammino di speranza, per poi dirigersi verso le altre stanze dell'abitazione a serrare gli ultimi battenti.
In pochi minuti, i nembi sprigionarono un violento acquazzone che inondò il giardino, travolgendo le formiche e trascinandone la maggior parte verso lo scolo, mentre lo scarafaggio riuscì ad appigliarsi saldamente ad un tarassaco, evitando di sprofondare tra l'acqua e il fango assieme agli altri imenotteri.

Quando il temporale cessò, il contadino uscì di casa e vide, sotto la finestra della cucina, solo una decina di formiche, fradice e intontite. E mentre avvicinava l'indice a quegli insetti neri e inzuppati, con la speranza che si aggrappassero all'unghia com'erano soliti fare, udì la moglie che, con tono sardonico, gli disse: “Se avessi costruito quella struttura come ti avevo suggerito, tutto questo non sarebbe accaduto (ma almeno ora il cibo nella dispensa è al sicuro).”